Chiudendo la parentesi I4P

Ero stato forse il primo a sollevare dubbi sulla campagna ed ora sono estremamente lieto di vedere che i miei dubbi sono motivati e condivisi: Internet non ha vinto il Nobel per la Pace, e aggiungo un “per fortuna”. Son lieto di vedere che molte persone hanno dimostrato di pensarla come me nei mesi successivi ed ora è giusto chiudere con questo post la parentesi I4P che ho in qualche modo aperto mesi fa.

Tutte le motivazioni le indicai in questo post a suo tempo. Rispetto ad allora non mi rimangio una sola parola e non ho nulla da aggiungere: era una operazione sbagliata alla radice, nelle motivazioni. Era il 20 novembre del 2009:

Ogni giorno abbiamo questa battaglia di fronte: contrastare gli usi sbagliati della Rete ed allo stesso tempo negare ogni etichetta o grado di valore. Internet è uno strumento, punto. Nel bene e nel male.

Per questo non si può ora accettare la proposta di vedere assegnato a Internet il Nobel per la Pace. Non perchè non si apprezzi la bontà dello strumento, anzi. Però accettare l’attribuzione di un valore significa compiere un passo in una direzione sbagliata. Internet non è “bene” così come non è “male”: ambasciator non porta pena. [...]

E’ persin troppo facile ricordare come Alfred Nobel fu l’inventore della dinamite: è questo il caso più emblematico di quanto uno strumento non possa essere giudicato per il modo in cui viene usato. Se si accettasse poi l’eventualità di un giudizio di valore sulla Rete (ma è già in questo passaggio il peccato originale inaccettabile), occorrerebbe attribuire alla Rete anche il Nobel per la Medicina, o magari un domani quello per la Letteratura, o quello improprio per l’Economia: in tutti questi ambiti la rivoluzione dettata dal Web è sconvolgente ed i vantaggi enormi. [...]

Con il tempo il modello culturale della Rete potrebbe creare l’idea di un mondo unito nel quale le diversità saranno più propense ad incontrarsi che non a cercare motivi di scontro: è una dinamica propria del medium che diventa messaggio. Ma anche quel giorno non sarà merito della Rete: la Rete avrà solo permesso all’uomo di mettersi alle spalle modelli culturali stratificatisi nel passato, quando divisioni e distanze erano la piattaforma su cui prendeva corpo l’umano istinto alla sopravvivenza. La Rete veicola il buono così come veicola il male, e salda deve rimanere la certezza per cui in nessun caso alla Rete possa essere attribuita alcuna responsabilità in merito: questa è la vera neutralità.

Tutti noi amiamo Internet e lo consideriamo qualcosa di più di un semplice strumento. Ma questo considerarlo qualcosa di più fa semplicemente parte del trasporto con cui ci dedichiamo alla sua crescita, al suo rapido e progressivo imporsi nella società. E’ il nostro modo di trasformare in soggetto un oggetto, ma è una nostra debolezza: è il nostro modo di amarlo ed accudirlo. Ma quando il discorso si fa serio, occorre tornare a distinguere oggetto e soggetto senza alcuna confusione: sarebbe gravissimo.

Ora bisogna quindi fare chiarezza. E’ stata o non è stata una semplice operazione di marketing? A mio avviso sì, e non c’è che da fare i complimenti a chi l’ha ideata e realizzata. Del resto il marketing va misurato sull’efficacia, e questa operazione è stata sicuramente efficace per la promozione di un brand. Wired, però, nega:

Internet for Peace non è stata una campagna di marketing

Peccato, perchè era questo l’unico lato della vicenda, a mio avviso, da salvare.

E ricordo, ora, di quando ne parlai con chi stava per appoggiare quella candidatura. Mi si diceva che la si doveva per forza appoggiare, tanto la massa non avrebbe capito che era sbagliata e quindi sarebbe stato tutto un utile co-marketing. La appoggiava, quindi, condividendone in qualche modo l’aspetto “populistico” e promozionale. Anche su questo, nulla da aggiungere:

Il tempo dirà chi aveva ragione

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