Facebook, mea culpa

C’è stato un tempo in cui ero su Facebook ed ero solo. Ne parlavo con gli amici e mi prendevano per arabo. Così lo frequentavo poco, pochissimo, sentendomi un “diverso” e oltretutto molto solo in quella curiosa landa sterminata. Il tipico early user, geek orgoglioso e disadattato.

C’è stato poi un tempo in cui Facebook ha iniziato ad animarsi. Poco per volta arrivavano tutti, il mio network cresceva ed era tutto molto simpatico. C’era la freschezza delle cose nuove.

C’è ora un tempo in cui la bacheca si riempie di frasi fatte replicate da condivisioni sconsiderate. “Quelli che”, “quelli che”, “quelli che” in un bisogno assoluto di dire cose banali e condivisibili, così che vi si allinei quanta più gente possibile con i propri “Mi piace”. Tutto allineato verso il basso in un piattume noioso e impegnativo.

A ben pensarci, però, la colpa non è di Facebook in sé. Tutto sommato, ci si sceglie le “amicizie” ed i contatti, e come li si vede crescere li si può anche veder decrescere. Come li si aggiunge, li si può togliere.

Ecco, per tornare a vivere Facebook con un minimo di piacere, è questo che bisogna fare: affinare il proprio network. Limare. Ogni giorno.

Domani inizio.

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