Lo stupro della ragione

C’è qualcosa che mi indigna più dello stupro. Ed è lo stupro della ragione.

Oggi, su Facebook, ho incrociato l’ennesimo gruppo creato contro “gli stupratori”. Eco di una campagna che parte dai tg, il gruppo vive di inni alla pena di morte. Le foto degli stupratori sono lì perché serve il capro espiatorio. Serve la vendetta, il popolo vuole il sangue. 3000 commenti, una piazza con la bava alla bocca in cerca di una preda in cui identificare il nemico di turno. Il quale non sarà una persona, ma il simbolo di un peccato, di un popolo o di una qualsivoglia diversità.

Nel gruppo ci sono persone che odiano. Ci sono persone che chiedono la morte. Ci sono persone che pescano a piene mani nel razzismo e nella violenza tornando alla legge del taglione per il semplice gorgoglìo di un richiamo dell’istinto. Fa paura tutto ciò. Perchè si dimenticano secoli di progresso per tornare alla barbarie, dove tutto è più truce e ingiusto, ma dove tutto è più semplice e netto. Servono certezze. Eccole, qualunque siano: eccole.

Secoli di passi avanti gettati via da un delirio collettivo fatto di paure. Non è cosa buona, no, assolutamente no. C’è solo da sperare che sia semplicemente una fase di transizione. Perché nulla è peggio dello stupro della ragione.

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