10000. Dieci mila.

7 anni, 8 mesi e 8 giorni fa muovevo il mio primo passo in HTML.it. Una sorta di casualità, una scelta azzardata, in un periodo già complesso di suo. Poi però la cosa ha preso piede ed oggi, 10000 articoli più tardi, sono ancora qui.

10.000. Dieci mila.

Sia chiaro, la quantità non vale nulla, ma fa comunque volume ed è l’unica cosa che si può festeggiare poiché misurabile. Dovrei però calcolare anche le parole complessive scritte, perché secondo me il record di Darren Murph potrebbe anche vacillare…

Una torta in compagnia, un brindisi virtuale, una “one more thing” a sorpresa, e si ricomincia. 10001. 10002. 10003.

Innovatori… si diventa

Non penso di meritare il titolo di “innovatore”, ma lo accetto se non altro in virtù di un impegno quotidiano in tal senso. E mi fa piacere pertanto essere presente in questo ebook (pdf) redatto da Codice Internet ed in distribuzione gratuita: un motivo per tentare una volta di più di meritare il privilegio del riconoscimento.

Tra le risposte degli “influencer” ci sono cose molto interessanti ed una paritetica quantità di ovvie superficialità (mi auto-inserisco sia da una parte che dall’altra). In generale l’opuscolo trasuda comunque un’idea, un’atmosfera.

Per quanto mi riguarda, ringrazio Codice Internet per l’opportunità. Inoltre, è un piacere vedere un cerverese ed un fossanese nello stesso ebook. E poi dicono che quelli di Cuneo…

Chiudendo la parentesi I4P

Ero stato forse il primo a sollevare dubbi sulla campagna ed ora sono estremamente lieto di vedere che i miei dubbi sono motivati e condivisi: Internet non ha vinto il Nobel per la Pace, e aggiungo un “per fortuna”. Son lieto di vedere che molte persone hanno dimostrato di pensarla come me nei mesi successivi ed ora è giusto chiudere con questo post la parentesi I4P che ho in qualche modo aperto mesi fa.

Tutte le motivazioni le indicai in questo post a suo tempo. Rispetto ad allora non mi rimangio una sola parola e non ho nulla da aggiungere: era una operazione sbagliata alla radice, nelle motivazioni. Era il 20 novembre del 2009:

Ogni giorno abbiamo questa battaglia di fronte: contrastare gli usi sbagliati della Rete ed allo stesso tempo negare ogni etichetta o grado di valore. Internet è uno strumento, punto. Nel bene e nel male.

Per questo non si può ora accettare la proposta di vedere assegnato a Internet il Nobel per la Pace. Non perchè non si apprezzi la bontà dello strumento, anzi. Però accettare l’attribuzione di un valore significa compiere un passo in una direzione sbagliata. Internet non è “bene” così come non è “male”: ambasciator non porta pena. [...]

E’ persin troppo facile ricordare come Alfred Nobel fu l’inventore della dinamite: è questo il caso più emblematico di quanto uno strumento non possa essere giudicato per il modo in cui viene usato. Se si accettasse poi l’eventualità di un giudizio di valore sulla Rete (ma è già in questo passaggio il peccato originale inaccettabile), occorrerebbe attribuire alla Rete anche il Nobel per la Medicina, o magari un domani quello per la Letteratura, o quello improprio per l’Economia: in tutti questi ambiti la rivoluzione dettata dal Web è sconvolgente ed i vantaggi enormi. [...]

Con il tempo il modello culturale della Rete potrebbe creare l’idea di un mondo unito nel quale le diversità saranno più propense ad incontrarsi che non a cercare motivi di scontro: è una dinamica propria del medium che diventa messaggio. Ma anche quel giorno non sarà merito della Rete: la Rete avrà solo permesso all’uomo di mettersi alle spalle modelli culturali stratificatisi nel passato, quando divisioni e distanze erano la piattaforma su cui prendeva corpo l’umano istinto alla sopravvivenza. La Rete veicola il buono così come veicola il male, e salda deve rimanere la certezza per cui in nessun caso alla Rete possa essere attribuita alcuna responsabilità in merito: questa è la vera neutralità.

Tutti noi amiamo Internet e lo consideriamo qualcosa di più di un semplice strumento. Ma questo considerarlo qualcosa di più fa semplicemente parte del trasporto con cui ci dedichiamo alla sua crescita, al suo rapido e progressivo imporsi nella società. E’ il nostro modo di trasformare in soggetto un oggetto, ma è una nostra debolezza: è il nostro modo di amarlo ed accudirlo. Ma quando il discorso si fa serio, occorre tornare a distinguere oggetto e soggetto senza alcuna confusione: sarebbe gravissimo.

Ora bisogna quindi fare chiarezza. E’ stata o non è stata una semplice operazione di marketing? A mio avviso sì, e non c’è che da fare i complimenti a chi l’ha ideata e realizzata. Del resto il marketing va misurato sull’efficacia, e questa operazione è stata sicuramente efficace per la promozione di un brand. Wired, però, nega:

Internet for Peace non è stata una campagna di marketing

Peccato, perchè era questo l’unico lato della vicenda, a mio avviso, da salvare.

E ricordo, ora, di quando ne parlai con chi stava per appoggiare quella candidatura. Mi si diceva che la si doveva per forza appoggiare, tanto la massa non avrebbe capito che era sbagliata e quindi sarebbe stato tutto un utile co-marketing. La appoggiava, quindi, condividendone in qualche modo l’aspetto “populistico” e promozionale. Anche su questo, nulla da aggiungere:

Il tempo dirà chi aveva ragione

Ci sono giorni in cui

Ci sono giorni che non dimentichi. Ci sono giorni dove tutto sembra una sorta di segno del destino, ma non lo è in nessuno dei suoi tasselli. Semplicemente, ci sono giorni in cui tutti i tasselli vanno al loro posto, ma sono tasselli che hai raccolto per anni con una accurata selezione e la bontà di quel paziente lavoro viene improvvisamente a galla.

E ti trovi così a pranzo con una persona speciale, che puoi così conoscere meglio e meglio apprezzare. Ti trovi fianco a fianco con un monumento, con una fonte di ispirazione, un artista “maximo”. Te lo trovi lì, a batterti la mano sul gomito per spiegarti cosa ne pensa, a parlare ed affannarsi per far passare la sua idea ad una tavolata che nemmeno conosce. Vorresti dire a tutti chi è lui e cosa rappresenta, ma sai che tutti gli altri hanno lo sguardo sui loro piatti e non hanno la minima idea di chi siede lì a pochi metri da loro. Ma tu lo sai invece, tu sai con chi condividi il pane, l’acqua e la tovaglia. E te lo trovi lì, nella sua piena umanità, a spiegarti a parole piene di briciole di pane quella filosofia che prima sorseggiavi in note.

Poi passano poche ore e ti trovi a vedere che quella medesima filosofia, abbracciata in un altro ambito, è lì ad alzare una coppa. Ti trovi a passare una notte insonne per alzare anche tu quella coppa dopo che per anni eri quello della scelta perdente. Sei lì in piedi per far vedere che no, non sbagliavi: che sì, è quello il polo dell’emozione più vera e forte.

Penso che sì, avevano ragione entrambi. Sia quel poeta maximo che quello sfrontato brizzolato, l’uno artista della musica e l’altro poeta del pallone. Ma entrambi profondamente convinti che la mediocrità sia qualcosa che non si addice a chi vuol essere speciale. Dagli abissi del loro profondo ego sublimano un insegnamento per chi ascolta, una iniezione che fa bene.

Sii speciale, ogni giorno. E prima o poi tutti i tasselli andranno al loro posto.

In doveroso omaggio

Carol Bartz

In partenza per Londra…

Il mio paese

Segnalo questo post per un motivo: è sentito, particolarmente sentito. Ed è un piacere notare come anche altri lo abbiano sentito proprio. Descrive qualcosa di vero, in stile romanzato.

Chi ha voglia di dedicarvi due minuti, ha un solo dovere: leggerlo per intero e per due volte di fila. Il motivo è chiaro: la seconda volta avrà tutto un altro significato.

Il mio paese è piccolo. Ci si conosce un po’ tutti. Con qualcuno si hanno rapporti veri, con altri ci si sente ogni tanto, altri li si incontra per caso, altri ancora sono semplici conoscenti. Più o meno siamo tutti vicini, viviamo gli stessi luoghi, parliamo delle stesse cose e questo ci accomuna. Se ti chiedono “conosci Tizio?”, finisce che rispondi sempre “sì sì, è un mio amico”. Anche se non è vero. Ma in certe realtà o sei amico, o sei nemico, e quindi tanto vale identificarsi come amici finché qualcosa non motivi il contrario.


I miei migliori auguri a tutti quelli che…

5 minuti di creatività per i miei migliori auguri a tutti gli amici, colleghi, parenti, detrattori, fans e a chiunque passi di qui in queste ore. Tanti auguri a tutti quelli che…

Per quelli che conoscono Internet da quando Internet ancora non c’era, e per quelli che Internet l’hanno scoperto solo quest’anno, grazie a Facebook.

Per quelli che Twitter è la versione modaiola di Facebook ma che porca miseria in 140 caratteri che ci vuoi far stare?

Per quelli che si chiedono “ma allora, quando aprirà ‘sto cappero di Facebook 2?”

Per quelli che vivono nel terrore che Facebook diventi a pagamento. E che presto saranno disposti a pagare purchè non diventi a pagamento.

Per quelli che Kindle dovrebbe avere l’odore della carta e poi sarebbe perfetto.

Per tutti quelli che Kindle mi piace, sì, molto. Soprattutto il Pinguì.

Per quelli che credono nell’iPhone. Amen.

Next Open Innovation

Ho il piacere di essere stato ospitato nella prima tornata di interviste che il sito Next Open Innovation sta portando online. Si parla di innovazione, di Internet, e Dio sa quanto sia utile parlarne proprio in questo momento. QUI l’intervista.

In questa tornata sono accompagnato da Luca Sofri, David Orban, Stefano Vitta, Marco Montemagno, Vittorio Pasteris e Marco Camisani Calzolari.

C’è chi dice no

No, non sono d’accordo con la proposta di candidare Internet al Nobel per la Pace. L’ho scritto, qui lo confermo: non è una buona idea. Essere una voce fuori dal coro è una sensazione strana: crea disagio, perché si passano le ore a chiedersi “dove sto sbagliando” senza trovare una soluzione.

Alla fine ti convinci, non puoi fare altrimenti, che potresti non aver sbagliato. E allora porti avanti la tua tesi almeno per soddisfare quella voce della coscienza che ti dice di esprimerla.

I motivi li ho spiegati qui. Non ho teatri per poter far sentire la mia idea, né agenzie di stampa per moltiplicarne l’eco. Ma ho un blog, anzi ben due. E per soddisfare la voce della coscienza è sufficiente così.

Intervista a Renato Brunetta

A una settimana di distanza dall’intervista a Viviane Reding, ecco un nuovo colpo andato a segno: pubblicata in giornata l’intervista al Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta.

Tema unico: la banda larga. E spunta una promessa nuova.

Ma la cosa che emerge più di ogni altra dopo due interviste di questo calibro è il fatto che taluni soloni della Rete hanno ancora un’idea unilaterale della condivisione. Insomma, occorre condividere soltanto le loro opinioni, i loro successi, i loro progetti, le loro iniziative. Per fortuna poi c’è un mondo sano che collabora, partecipa, offre. Scambio = dare + ricevere.

Le persone vanno messe alla prova: è innegabile. Una volta alla prova dei fatti, le si può capire a fondo. Perchè le parole costano poco. Troppo poco. A volte, però, valgono.